QUADRI VIVENTI 29 LUGLIO - Parrocchia Morbio Inferiore

Vai ai contenuti
In questi giorni del mese di luglio, prossimi alla Novena in preparazione alla Festa di Santa Maria dei Miracoli, vi invito a camminare con Maria, per fare insieme a lei l’esperienza dell’amore di Dio. Un viaggio di Maria e con Maria, meditando insieme gli otto “quadri viventi” che caratterizzano la Processione della sera del 29 luglio; processione che quest’anno, come già annunciato e scritto – per forza maggiore – non avrà luogo. I “quadri viventi” risalgono all’anno 2019, in occasione del 425° anniversario della manifestazione di Santa Maria dei Miracoli sul Colle di Morbio.
L’ANNUNCIAZIONE

È familiare la scena dell’annuncio dell’Angeloa Maria. Il luogo di questo dialogo è Nazareth. Il luogo che la tradizione indica come quello dell’abitazione di Maria, è più simile ad una grotta che ad una casa. E proprio lì è stata ritrovata una pietra con incise le parole dell’Angelo Gabriele a Maria: “Kaire Maria”, che significa “Rallegrati Maria”, che noi abbiamo invece tradotto con “Ave Maria… Ti saluto, o Maria”.
In un luogo modesto, avviene un dialogo sorprendente non solo per il contenuto dell’annuncio, ma anche perché ci svela l’incerto e faticoso cammino di fede di questa donna, chiamata ad essere la madre del Messia. Quante volte, anche per noi, il cammino di fede conosce l’incerto chiarore dell’alba o del tramonto, piuttosto che la luminosità abbagliante del mezzogiorno o l’oscurità della notte. Così, fede e dubbi convivono in noi. E allora, guardiamo alla libertà di questa giovane donna, che dopo il turbamento, si consegna incondizionatamente a Dio e alla sua Parola: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
LA VISITAZIONE

Maria ed Elisabetta: due donne, due madri, due storie. Dal loro abbraccio sui monti di Ain Karem sgorga il Magnificat, inno di lode e di gratitudine al Padre che compie meraviglie in chi crede e ripone in Lui la sua fiducia. Maria è la nostra guida quotidiana. Maria non attende e non si fa attendere: vede un bisogno familiare, un bisogno del prossimo e parte subito. Maria è l’icona, cioè l’immagine del “camminare”. Maria con il suo “camminare“ simbolizza tutta la fatica di un esigente itinerario spirituale.Il nostro cammino quotidiano è caratterizzato da gioie e dolori, soddisfazioni e prove, disagi e serenità, momenti negativi e momenti positivi che ognuno di noi può avere giorno dopo giorno.
LA NASCITA DI GESÙ

Quante volte abbiamo pensato e ci siamo detti nel cuore che Natale non può ridursi ad una festa di un solo giorno, ma deve illuminare tutto l’anno, come se ogni giorno fosse Natale. Il desiderio che possa essere Natale tutti i giorni è un desiderio buono, una giusta intuizione: se non fosse così, sarebbe un povero Natale, quello che
non riesce a gettare una luce oltre il giorno della festa e si consuma in poche ore.
La dimensione natalizia di ogni giorno va cercata altrove, più in profondità. È fragile il Natale, come un bambino: fugge e si nasconde al sopraggiungere della falsità, della violenza, della volgarità e dell’egoismo. Il Natale ha bisogno di cura, come una piccola fiamma, per poter illuminare una giornata qualsiasi e renderla natalizia, bella e speciale in qualunque giorno dell’anno. Il Natale di Gesù non è molto lontano; è più vicino di quanto immaginiamo: è l’amore di Dio che ci avvolge e ci chiede di renderlo visibile ogni giorno.
LA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO

Quaranta giorni dopo la nascita, Gesù viene presentato al Tempio da Maria e Giuseppe, e viene riconosciuto da Simeone ed Anna. La celebrazione di questo mistero della vita di Gesù si colloca come ponte tra la celebrazione del suo Natale e quella della sua Pasqua.
Infatti, la Presentazione di Gesù al Tempio è già preannuncio del Mistero Pasquale, è un’anticipazione del Sabato Santo, quando nella Solenne Veglia Pasquale seguiamo Cristo luce del mondo, simboleggiato dal cero pasquale. Le parole di Simeone lasciano intravedere la passione: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione…”. Inoltre, si intuisce il mistero di morte e di risurrezione del Signore che trapassa il cuore della madre: “E anche a te, Maria, una spada trafiggerà l’anima”. È il mistero di Cristo che diventa luce attraverso il suo sacrificio, illuminando così le nazioni e diventando gloria di Israele suo popolo. Cristo è la nostra luce; una luce che rischiara le nostre tenebre e i nostri cuori spesso di ghiaccio; una luce come di candela, che illumina, rischiara, riscalda consumandosi: è Cristo che si è consumato per noi sulla Croce e che continua a consumarsi per noi, servendoci, amandoci e perdonandoci. Anche noi, come Simeone ed Anna, muoviamoci con costanza, di Domenica in Domenica, verso il Tempio, verso le nostre chiese, per stare con il Signore, per nutrirci della sua Parola e del suo Pane di vita.
I RE MAGI

I Sapienti d’Oriente ci portano a meditare l’Epifania del Signore, cioè la manifestazione di Gesù Cristo a tutti i popoli della terra; la festa della fede offerta a tutto il mondo. La fede: una luce meravigliosa che ci sollecita nelle profondità di noi stessi e che ci fa avanzare in un cammino sereno e gioioso, anche quando i nostri cuori sono appesantiti da diverse situazioni fisiche, spirituali, morali e psicologici che la vita riserva a ciascuno di noi.
La luce della fede è luce misteriosa; è una stella nel cielo, ma è una stella che indica un luogo preciso sulla Terra. E quando uno vede una stella, è pervaso da una grande gioia, come lo hanno sperimentato i Magi venuti dall’Oriente.
La gioia è in noi quando ci appare la luce della stella, ossia quando ci appare la luce della fede. La fede non è però un sogno che viaggia tra le nuvole, ma ha delle esigenze concrete. Ci chiede di riconoscere in Gesù Cristo, uomo come noi, il Figlio di Dio incarnato, colui che ci rivela il Padre e ci rivela il senso della nostra vita; colui che ci permette di incontrare il Padre e di vivere in comunione con Lui.
Ringraziamo il Signore, perché non soltanto ci dà la luce della fede, ma ci dona il suo corpo e il suo sangue, per trasformarci e farci vivere sempre più in comunione con Lui.
LA SACRA FAMIGLIA

Il mistero del Natale è vero se dura nella quotidianità. È un percorso di vita in cui il dono di Dio diventa concreto.
Maria e Giuseppe sono alle prese con un bambino che piange, ha freddo e ha fame. È il figlio di Dio, ma è uguale a tutti gli altri bambini, e i suoi genitori hanno gli stessi
problemi di ogni papà e di ogni mamma. C’è un Giuseppe che ha perso il lavoro… Un altro Giuseppe ha l’affitto della casa da pagare e le rate sono pesanti… C’è una Maria
rimasta sola con i suoi bimbi… e la mancanza con il suo Giuseppe, in quella casa, si è sentita ancora di più, anche se ormai sono passati alcuni mesi dalla sua morte così improvvisa.
La storia di Maria e Giuseppe e dei tanti Maria e Giuseppe che abitano le nostre case, specialmente quelle più segnate dalla fatica s’incrocia oggi con la storia che insieme stiamo vivendo e convivendo… la “pandemia” e il “dopo pandemia”. Abbiamo bisogno non di persone qualsiasi, ma di persone che sentiamo vive in noi e per noi, che abbiano un forte sentimento della nostra esistenza, della nostra persona e che avvertono come indispensabile la loro esistenza per noi. Abbiamo bisogno di persone che ci vogliono veramente bene. La Sacra Famiglia deve aiutarci a riscoprire ciò che è veramente fondamentale per ogni uomo e per ogni donna. Lasciamoci amare da Dio per essere capaci di amare e di essere amati.
IL MIRACOLO DI MORBIO

L’apparizione della Madonna a Morbio riassume quanto Maria ha detto nel Vangelo: “Fate quello che Lui – Gesù – vi dirà”. Quanti pellegrini hanno sentito nel nostro bel Santuario la presenza materna di Maria, da oltre 425 anni. È la stessa presenza che avvertirono le due fanciulle qui convenute: Caterina e Angela, quel pomeriggio del lontano Venerdì 29 luglio 1594. Una presenza rassicurante, perché Morbio è una presenza che rassicura e dà fiducia; una presenza che ha permesso non solo a Caterina e ad Angela, ma che, oggi, permette a ciascuno di noi di affrontare tutti gli ostacoli, tutte le obiezioni che vorrebbero impedire di raggiungere questo luogo privilegiato. Maria ci porta a Cristo! Alla giovane Caterina, la stessa Vergine dei Miracoli le ha detto: “Fate reffare questo luogo, perché qui si torni a celebrarvi Messa”. Al cuore del messaggio di Morbio c’è l’Eucaristia. Maria non attira a sé. Se chiede di “reffare questo luogo” è perché in questo luogo sia celebrata l’Eucaristia.
Maria ha condotto Caterina e tutti quanti sono accorsi a questa sua manifestazione, all’Eucaristia. È il desiderio di Maria: condurre tutti i suoi figli all’Eucaristia, centro e culmine della nostra vita cristiana. Il Santuario di Morbio è un luogo dove Dio può manifestare a ciascuno di noi il suo segreto e dove noi possiamo, in tutta fiducia, riporre in Maria il nostro travaglio, le nostre pene, le nostre sofferenze, le nostre attese, le nostre speranze e le nostre delusioni. Maria le affiderà a suo figlio Gesù, e lo Spirito Santo non mancherà di manifestarsi.
L’INCORONATA

Noi crediamo che Maria, come Cristo suo Figlio, ha già vinto la morte e trionfa già nella gloria celeste nella totalità del suo essere, “in anima e corpo”. Infatti, al termine della sua vita terrena, Maria è stata portata in anima e corpo nel Cielo, cioè nella gloria della vita eterna, nella piena e perfetta comunione con Dio. Maria, Madre di Dio, viene inserita nel Mistero di Cristo, partecipe della Risurrezione del suo Figlio con tutta sé stessa già al termine della vita terrena; vive quello che noi attendiamo alla fine dei tempi quando sarà annientato “l’ultimo nemico”: la morte. Maria vive già quello che proclamiamo nella professione di fede: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Non limitiamoci ad ammirare Maria nel suo destino di gloria, come una persona molto lontana da noi.
Siamo chiamati a guardare quanto il Signore, nel suo amore, ha voluto anche per noi, per il nostro destino finale: vivere tramite la fede nella comunione perfetta di amore con Lui. È il suo amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo Amore che chiamiamo “cielo”. Dio è così grande da avere posto anche per noi. E Dio accoglie nella sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza, di amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutta la persona, uomo e donna, tutta la sua vita viene presa da Dio per ricevere l’eternità.
Torna ai contenuti